Fisiopatologia quotidiana di una Categoria Psicosi da Neoluddismo collettivo

[Ora è quasi definitivo: i link sottolineati saranno riferiti a termini di uso corrente nell’innovazione, perchè vi è la necessità di parlare un linguaggio unicamente determinato]

Il tema fatturazione elettronica, sia verso la PA che verso Privati, e le differenti posizioni in merito è uno dei sintomi di quanto la categoria commercialisti si trovi ad affrontare in questo periodo, ossia la necessità di un profondo rinnovamento per la sua stessa sopravvivenza. Le direttrici corrono lungo due direzioni principali, da un lato quella di innovare radicalmente con un cambio di paradigma anche strutturale, e dall’altro quella di una Restaurazione volta a mantenere le prerogative esistenti con livelli crescenti di responsabilità: entrambe, tuttavia, sono perseguite con modi, modalità, tempi e spazi del tutto omogenei.

Negli ultimi 30 anni, vi sono state quattro generazioni professionali con modi diversi di approcciarsi all’innovazione tecnologica: la prima è stata quella di chi ha vissuto il cambiamento e l’intera evoluzione, bene o male accettando la presenza di un computer sulla propria scrivania; poi si è passati a quella degli hipster con i loro sfruttatissimi gadget elettronici; quindi ai millennials dove è più intenso l’uso della tecnologia appartenenti ai nativi digitali. Conseguentemente il paradigma si è evoluto ed il tratto comune dell’utilizzo della tecnologia si è accentuato, nello stesso tempo incrementando il neoluddismo della generazione più anziana. Il principio del lavoro si è nomadizzato, al punto da avere una legge sullo smart working e di ricercare condizioni migliori di vita muovendosi continuamente. Davanti a queste considerazioni, la fascia più giovane trova innegabilmente più vantaggioso un impiego pubblico o privato con possibilità di carriera, in settori possibilmente più remunerativi. Nel caso in cui non consegua esperienza estera o vi si trasferisca, o non sia erede diretto di uno studio professionale, vi sono rare situazioni in cui ci si specializza in settori complementari e collegati a quelli dei servizi base della professione con investimenti propri.

Sempre negli ultimi 30 anni la stessa tecnologia si è evoluta in termini esponenziali sia come generazione sia come applicazione, e mettendo in crisi modelli gestionali affermati, organizzazioni strutturate e passando ad una maggiore “liquidità sociale”, comprimendo tempi, spazi, modi e soprattutto competenze. L’intervento normativo è sempre stato in questo senso volto alla regolarità formale e sostanziale del fenomeno: il legislatore ha inteso qui dare un quadro, anche non esaustivo, entro cui far ricadere diverse fattispecie non previste, descrivere e normare un processo e procedure, non ad imporre un comportamento sociale. La reazione non si è fatta attendere: davanti ad un allargamento di attività che si aprivano proprio per la categoria, si è preferito arroccarsi su posizioni vetuste e obsolete a difesa di singoli quanto limitati interessi che proprio la tecnologia sta mettendo in crisi. E’ più facile certificare un flusso dati, la posizione del cliente, sempre a consuntivo, dacchè gli strumenti previsionali – al di fuori di business plan e di qualche model canvas – non sono di competenza e non sono considerati tali. Come dire: aumentiamo la responsabilità, aumentiamo la specializzazione, sempre su materie che si conosce bene, una sorta di esclusiva per assegnazione e se la norma lo riconosce è meglio.

Da qui derivano due ulteriori aspetti: il neoluddismo, già citato, che antepone ostacoli su ostacoli e probabili effetti indesiderabili; e l’assunzione che la tecnologia non porti alcun valore, è solo strumento quando attualmente si presenta con modalità di supporto alle decisioni. Poichè non si può combattere una norma, non si intravede la possibilità di dominare l’onda, per nascondere la paura si fa prima ad attuare meccanismi di delegittimazione in assenza di modelli comportamentali validi. Un po’ come agitare lo spauracchio del Baubau per tenere tutti buoni.

La distorsione nel mercato è così creata perchè, nel periodo storico transitorio della professione, sta accadendo che:

a) chi scrive le regole non rappresenta una discontinuità rispetto al passato (vedi Consiglio Nazionale);

b) le regole sono disallineate ai tempi (basta leggere il “Nuovo” Codice Deontologico);

c) il campo delle esclusive non può essere ripristinato ex abrupto da una normativa di convenienza che poi rischia di essere un palliativo temporale;

d) le esclusive sono rese inadeguate dal mercato a causa dei processi di disintermediazione dovuti proprio alla tecnologia;

e) aspetti operativi quali Firma Digitale, SPID, CIE, PEC, fatturazione elettronica non sono un’opportunità o una facoltà esercitabile: sono state realizzate e si realizzeranno indipendentemente dalla volontà di singoli gruppi o Stati. Proroghe, dilazioni, rinvii hanno solo l’effetto di drenare sviluppo per l’impresa, per cui è ragionevole ma non logico pensare che i commercialisti abbiano smesso di essere “una risorsa per il Paese”;

f) si determina uno scollamento professionisti – mercato – imprese, con l’insorgenza di conflitti di cui quello fiscale è in definitiva l’ultimo di un processo.

Occorre quindi un nuovo modello ben articolato di reingegnerizzazione della professione. E questo sarà un progetto condiviso a breve.

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